Inoue sensei a Verona

Verona - Inoue sensei 2014-nov02-1297

L’associazione Shingen è sempre più attiva! Domenica 2 novembre due kendoka dell’associazione sono andati in missione a Verona, per prendere parte all’evento organizzato dallo “I Wa Ki Dojo”, presso il centro polisportivo Don Calabria; ben sei ore di auto tra andata e ritorno. Il motivo di tanto faticar è presto detto: il seminario è stato condotto da Inoue Shigeaki Sensei, 8° dan hanshi, figura di spicco nel panorama del kendo giapponese e responsabile della commissione tecnica della nazionale vincitrice ai campionati del mondo nel 2009. Ma non è dal curriculum che si capisce il reale valore di un maestro. Per noi, che siamo ancora bambini nel kendo, sarebbe bastato anche solo ascoltare ed osservare, invece abbiamo potuto essere partecipanti attivi e riuscire a fare keiko con il Maestro. Questo anche grazie al limitato numero di partecipanti, poco meno di cinquanta, ma di altissimo valore.

L’occasione è stata preziosa a maggior ragione dal momento che il Maestro, che ha settantasei anni ed alcuni problemi di salute, difficilmente potrà tornare a visitare il nostro paese con la frequenza e l’intensità che ha avuto finora (però ha detto di andarlo a trovare a Nara J )

Il titolo del seminario è, a quanto pare, una costante nel lavoro del Maestro Inoue, ovvero: keiko, keiko, keiko; a significare che al di là di tutto c’è una sola cosa che conta veramente nell’apprendimento del kendo (così come di ogni altra disciplina ed arte), ovvero la pratica, il duro e sincero allenamento.

Nonostante le premesse e il “motto” al centro della giornata di allenamento, non bisogna pensare che il maestro abbia rinunciato a portare quel bagaglio di conoscenze e comprensione profonda della Via che contraddistinguono persone di questo calibro (anzi, la contraddizione tra la parte “spirituale” e l’allenamento è puramente apparente). Sono stati toccati argomenti complessi e fondamentali della pratica del kendo, e siamo stati lasciati con un’esortazione: quella di trovare, ognuno di noi, la propria vera motivazione. Cosa vogliamo ottenere? Perché pratichiamo questa disciplina? Tali le domande di Inoue sensei, e nessuno aveva una risposta, o quantomeno una risposta chiara e univoca. Bisogna procedere per gradi; siamo stati invitati a porci degli obiettivi pratici, e a farci delle domande personali. Dobbiamo muoverci in una direzione, e nessuno tranne noi stessi può scoprire quale.

Dopo aver affrontato questo argomento e discusso dei tre tipi di sen cui fare ricorso durante il combattimento (notevole la spiegazione del Sei-Chu-Do per descrivere il quale il Maestro ha fatto riferimento alla volta in cui ha sostenuto l’esame per ottenere l’8° dan), siamo passati alla pratica.

Mattina e pomeriggio non sarebbero potuti essere più diversi: durante la prima parte dell’allenamento infatti ci siamo concentrati su kirikaeshi, kihon waza ed un rapido shiai ad eliminazione diretta, in ippon-shobu; dopo pranzo invece, inaspettatamente e con grande entusiasmo, è stato organizzato un torneo a squadre, per concludere infine con 45 minuti di jigeiko.

La domenica si è poi conclusa con “una” piacevolissima birra in compagnia di Murata sensei, Cipollaro e Rigolio, e dei compagni di pratica Guido Cabrele e Tommaso Cambi, entrambi dal neonato dojo Jo Fu Kan di Firenze. Gentilissimi i gestori del locale, che l’hanno aperto praticamente solo per noi (era il loro giorno di chiusura ed erano li solo per fare le pulizie!) e ci hanno trattati in maniera eccellente. Questa parte della serata è stata la conferma di un altra cosa molto importante detta da Inoue sensei. Può apparire faceto, ma al contrario è qualcosa di molto vero: “Che cosa significa la birra dopo il kendo?”, ha chiesto. La birra dopo il kendo significa diventare amici. Farsi nuovi amici o rinsaldare rapporti già esistenti.

Dopo la tappa al pub e una cena davvero ottima a base di risotto all’Amarone e bottiglia di Valpolicella Ripasso abbiamo ripreso la strada di casa. Le cose su cui riflettere che ci siamo portati dietro sono state le seguenti:

  • Vuoi diventare bravo nel kendo? Keiko, keiko, keiko!
  • Vuoi vivere al meglio il kendo? Stai con i compagni di pratica dopo il keiko.
  • Tieni a mente che i waza devono tradursi in azione concreta durante il combattimento. È relativamente facile eseguirli correttamente quando si studiano le basi, ma difficilissimo tradurli poi nella situazione reale.
  • Qual’è il tuo obbiettivo? Perché fai kendo? Rifletti e trova una risposta a questa domanda.
  • La frase che Inoue sensei ha voluto che ricordassimo: “Che cos’è la spada? La spada è mettere tutta la vita in ogni colpo.”
  • La frase con la quale ha concluso il seminario: “Today I’ve been impressed with some good kendo players. But I am sure that in the future, all of you will be good kendo players.”

Desideriamo ringraziare in primo luogo Inoue sensei e lo I Wa Ki Dojo, che ci ha ospitati e accolti. I maestri Livio Lancini, Takuya Murata, Bernardo Cipollaro, Luigi Rigolio, Andrea Spinelli, Yun-Sook Ma, Hermann Ceriello e tutti gli altri per il coordinamento, l’arbitraggio e i preziosi insegnamenti.

Ovviamente la nostra più grande gratitudine è per Inoue sensei, che credo davvero sia stato in grado di comunicare cosa significhi la qualifica di hanshi. La dimostrazione del fatto che il kendo non si limiti alla sola spada.

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