Esami federali di kendo a Calcinato 2015

Ecco il racconto della trasferta dal nostro compagno Luca:
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“Alzarsi all’alba di domenica mattina e affrontare un viaggio in macchina di 4 ore per fare dell’attività sportiva: se qualcuno me l’avesse proposto un anno fa l’avrei senza alcun dubbio preso per uno scherzo ma evidentemente, oltre ai suoi numerosi altri pregi, la pratica del Kendo riesce a cambiare anche chi per anni ha considerato la pigrizia una virtù.Il 12 aprile Calcinato (BS) ha ospitato le sessioni di esami CIK dal 1 kyu al 2 dan a cui hanno partecipato, in veste di esaminandi, tre praticanti Shingen accompagnati, sia fisicamente sia spiritualmente, dai due senpai.

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La giornata è stata suddivisa in due momenti ovvero stage ed esami. Dalle 10 e mezza e per le successive due ore gli esaminandi sono stati suddivisi in gruppi a seconda del grado di appartenenza in modo da dedicarsi allo studio di quello che si sarebbe poi dovuto fare durante l’esame. I maestri hanno inizialmente mostrato i primi tre kata che sono poi stati eseguiti da tutti i partecipanti in modo da consolidare e correggere per quanto possibile le sequenze imparate durante l’allenamento e fare dunque un ultimo veloce ripasso prima della prova.

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Dopo circa un’ora si è passati alla pratica in bogu dedicando i primi minuti ad una breve spiegazione di come indossarlo nel modo più corretto. Tornati in fila e indossato il men è arrivato il momento del kirikaeshi che è stato prima spiegato dettagliatamente in modo da togliere dubbi sulla sua esecuzione in vista dell’esame. L’ultima mezz’ora di pratica è invece stata dedicata al mawarigeiko suddiviso in brevi sessioni per dare modo di praticare con più persone possibili e senza risparmiare spirito e intensità. Questo è quanto è stato fatto nel gruppo di chi avrebbe dovuto sostenere il 1 kyu a cui chi scrive ha preso parte ma anche negli altri gruppi la pratica è stata simile avendo come obiettivo principale quello di provare ciò che sarebbe stato da lì a breve parte dell’esame: kirikaeshi, jigeiko e kata.

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Dopo una breve pausa sono stati allestiti gli spazi della palestra che è stata divisa in modo da avere due commissioni d’esame contemponamente considerando l’alto numero degli iscritti (più di un centinaio). Benchè il clima sia rimasto sempre rilassato, arrivati a pochi minuti dall’esame, oltre all’emozione provata in occasione di un allenamento con così tanti partecipanti e alcuni tra i migliori kendoka e maestri italiani, non poteva mancare una certa dose di ansia. Potrebbe però essere proprio questa paura ad aver contribuito alla buona riuscita dell’esame rinforzando lo spirito di noi giovani kendoka che, non potendo certo fare affidamento su una tecnica consolidata, abbiamo comunque cercato di fare del nostro meglio almeno dal punto di vista dell’impegno e della volontà (e qui mi riferisco soprattutto a me stesso, essendo ben consapevole dei miei limiti tecnici al momento dell’esame!). Dopo quella che è sembrata un’attesa infinita, guardando gli altri kendoka e aspettando il proprio turno, il momento dell’esame vero e proprio è stato breve ma davvero intenso sia dal punto di vista fisico sia psicologico. In pochissimi minuti l’energia e la concentrazione dovevano essere al massimo per cercare di fare, ovviamente in relazione alle proprie capacità, il miglior kendo possibile per mostrarlo non solo alla commissione d’esame ma soprattutto a se stessi.

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L’esito è stato fortunatamente positivo ed è quindi stato d’obbligo, una volta lasciato il dojo, festeggiare, come da tradizione, con dell’ottimo vino. Complimenti a tutti i kendoka che hanno superato l’esame, tra cui gli altri due ragazzi della Shingen Bernardo e Marco (che hanno conseguito rispettivamente 1 dan e 1 kyu) e anche a tutti quelli che ci riproveranno tra pochi mesi riuscendo sicuramente a superare questa prima piccola tappa verso un continuo miglioramento.

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Grazie a tutti i maestri presenti che, oltre ad averci assistito durante la prova, hanno poi dedicato il loro tempo per una lunga serie di jigeiko una volta conclusa la lunga sessione d’esame.Grazie ai senpai Roberto e Marco che non solo ci hanno preparato durante gli allenamenti in dojo ma anche accompagnato e sostenuto durante questa giornata ammettendo di essere pure in ansia per i nostri esami!”

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Corso di Kendo per bambini a Pesaro e Fano 2015


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Per dare continuità e ampliare il corso per bambini e ragazzi inaugurato lo scorso anno (a Fano, per bambini dai 9 anni in su), da Settembre 2014 il gruppo Kendo del dojo Shingen ha dedicato ancora più impegno e risorse nel progetto giovanissimi, aprendo i propri corsi anche a Pesaro con buoni risultati! 
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Spinti da alcune richieste di giovanissimi entusiasti e con l’intento di fornire sin dai primi anni una valida alternativa alle discipline sportive più pubblicizzate, abbiamo aperto i corsi ai bambini dai 6 anni in su.
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Settimana dopo settimana, la sfida è stata rivisitare le basi del Kendo unendole al gioco, mettendo a confronto i valori del Budo con la vivacità a tratti incontenibile dei più giovani, stimolare e disciplinare al tempo stesso.
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Ad Aprile 2015 riusciamo finalmente a far indossare hakama e kendogi anche ai più piccoli, mentre i più grandi iniziano a prendere dimestichezza con il bogu! Grazie anche agli ottimi esempi di Maestri e dojo ben più esperti di noi, facciamo tesoro di questi risultati con la speranza di continuare a crescere e migliorare.
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Marco e Roberto ringraziano soprattutto Sofia, Marco e Bernardo che continuano a dare un prezioso aiuto durante gli allenamenti!
 
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To continue and expand the courses for children started last year (in Fano, for kids from 9 years old and up), starting in September 2014 the Shingen Kendo group committed with even more resources to the project, opening another class in Pesaro with pretty good results! After a several requests from a group of young enthousiasts and in order to offer in the early years a good choice besides much more popular sports, we opened our dojo to children from 6 years old and up.
Week after week, the challenge has been to reexamine the basics of Kendo in a playful context, confronting the values of Budo and the sometimes overwhelming liveliness of the younger ones, mixing encouragement and discipline.
In April 2015 we finally have even the youngest ones wear hakama and kendogi, while those over 10 years old start to get familiar with the bogu! Thanks to the excellent examples from Senseis and dojos with much greater experience than ours, we treasure these results, with the hope to keep on growing and improving.
Marco and Roberto particularly thank Sofia, Marco and Bernardo for the constant help during the trainings!


ASAMI sensei a Gradara

Ecco un bel racconto del seminario da parte del nostro Jonathan sull’allenamento speciale che il maestro Asami, nostro ospite, ha condotto a Gradara!

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Questo mercoledì si è svolto un seminario speciale a Gradara, dove a tener lezione è stato Yutaka Asami sensei 8° dan Kioshi. Asami-sensei ha quasi sempre parlato in Inglese, fortunatamente qualcuno si è offerto per tradurre ciò che diceva, e qualche volta ha provato a pronunciare qualche parola in Italiano; vista la sua esperienza, il suo accento giapponese non “intacca” il suo Inglese e Italiano. Il seminario si è svolto in tre parti: nella prima parte, che io ho trovato come qualcosa di “infernale”, abbiamo svolto l’esercizio di uchikomi suburi (caricare fino a quando la Shinai, ovvero la spada in bambù, non tocca il fondoschiena e poi fare men), per 100 VOLTE!!!!! Mettiamoci pure che ero l’ultimo a contare (si conta fino a 10 e poi si passa alla persona a fianco, in questo caso abbiamo contato in 10) e capite che ci debba essere stato una sorta di miracolo per aver potuto svolgere un esercizio del genere.

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Il Sensei però è stato buonoe alla fine della prima parte ci ha permesso di ritirarci negli spogliatoi, ove abbiamo potuto bere e riprenderci nel tempo di 5 minuti. La seconda parte è stata teorica: Asami sensei ci ha distribuito un paio di fogli a testa, dove erano scritte alcune informazioni particolari sul Kiai, sul Kamae (la guardia), sulla pressione, sulla distanza, sul movimento, sugli attacchi e sulle parate: una cosa molto importante da ricordare, che ci ha ribadito Asami-sensei, è quella di un Kamae molto “stabile”, altrimenti si rischia un men da parte dell’avversario. Altra cosa interessante che abbiamo approfondito è un breve studio sugli “inviti” (zone dov’è è possibile colpire) lasciati dall’avversario mentre para. Ed infine la terza parte, che per me è stata la più bella: il JIGEIKO (Combattimento libero)!!!! Emoticon colonthree Questa è stata pure la mia prima volta: nonostante la mia condizione di novizio e il fallito tentativo di fare alcuni Men (mi sono beccato vari Men-debana-Kote e Men-debana-Do), ho pur sempre assaporato la bellezza di un vero combattimento e un Kiai bello forte “rinvigorisce” sempre i combattenti! Yutaka Asami sensei è anche un maestro molto simpatico, comprensibile e parecchio disponibile per chi è ancora all’inizio della “Via della Spada” (tipo il sottoscritto)! In parole povere è stata una bella ed utile esperienza!

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SHINGEN al Winter Kendo Seminar di Bruxelles

È passato più di un mese da uno degli eventi più importanti del 2014 per il nostro gruppo di Kendo, al quale hanno partecipato cinque membri, ovvero il seminario invernale organizzato dalla Federazione Belga (ABKF) dal 15 al 21 Dicembre. Una grande occasione per poter praticare per un’intera settimana (2 appuntamenti giornalieri, con tanto di allenamento alle 7 di mattina!) sotto la supervisione di ben 15 Sensei guidati da Nobuo Hirakawa, 8°dan Kyoshi.
Una menzione e un ringraziamento particolare va di nuovo ai Sensei e a tutti gli amici, vecchi e nuovi, con cui abbiamo condiviso momenti di pratica ad altissimo livello ma anche di grande convivialità – da Marc Lesueur al gruppo di studenti e studentesse delle Università Tokai e Meiji, fino agli amici dell’Associazione Romana Kendo che ci hanno raggiunti per la Nakakura Cup.
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Seminario invernale CIK 2014

Nella giornata di sabato 6 dicembre, 3 membri dell’associazione Shingen sono andati a Modena per prendere parte all’annuale seminario invernale di Kendo della CIK.

Il seminario si sarebbe articolato su due giorni, ma vista la fitta lista di impegni di questo periodo dell’anno, a malincuore si è optato per una trasferta in giornata.

La delegazione giapponese di quest’anno era composta dal maestro Sakudō Masao, hachidan hanshi, e dai maestri Hanazawa Hiroo e Nasu Nobuo, hachidan kyoshi, oltre a tanti alti gradi CIK!

Kangeiko Modena 2014-dic06-1510Dal punto di vista dell’allenamento abbiamo passato una prima parte della mattinata seduti ad ascoltare le parole di Sakudō-sensei su varie tematiche, per poi dividerci in tre gruppi in base al grado e dedicarci allo studio dei kata. Dopo una pausa pranzo di un’ora e mezza ci siamo ritrovati e nuovamente divisi. Nel nostro gruppo, guidato da Nasu-sensei, abbiamo praticato kirikaeshi, studiato il seme e le occasioni per colpire e praticato hiki waza. Infine abbiamo sciolto i ranghi e ci siamo dedicati al jigeiko, di cui una prima mezzora ha visto i kendoka da godan in su fare da motodachi, e la seconda è stata completamente libera. La giornata si è conclusa con una breve pratica di kakarigeiko.

Ogni seminario presieduto da maestri giapponesi si può dire che presenti degli elementi costanti: in primo luogo un’altissima qualità dell’insegnamento, sotto un profilo tecnico. In secondo luogo il focus sulle basi, su cui si costruisce tutta la pratica e la cui importanza i maestri non si stancheranno mai di sottolineare.

Ma c’è qualcosa che è ogni volta unico, ovvero il vissuto, la personalità e l’approccio didattico dei singoli insegnanti. Nell’ultimo periodo la Shingen si è presentata a Novara, a Verona, a Bologna e infine a Modena. In tutti questi casi gli hacidan hanno portato la loro personale esperienza, il loro personale approccio, e ci hanno mostrato come, se la linea d’azione è sempre quella, il modo di seguirla di ognuno di loro è completamente diverso. Questa volta è stato il turno di Sakudō-sensei di mettere in gioco la propria personalità.

Per prima cosa ci è stato spiegato cosa si intenda, in Giappone, con l’espressione kangeiko. Letteralmente si tratta di un “allenamento invernale”, ma mentre in Italia pensiamo ad un seminario federale, in Giappone è un allenamento intensivo invernale più o meno lungo; all’università di Educazione di Osaka dove insegna Sakudo sensei, ad esempio, è di circa due settimane, in cui ogni giorno si segue un rigoroso programma di allenamento, con lo scopo di verificare ciò che si è raggiunto durante l’anno di pratica, rispondere alle domande che ci si era posti l’anno precedente, e porsene di nuove, per ricercare la soluzione nell’anno di pratica a venire.

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Non si studiano cose particolari in questa occasione, si praticano solo gli esercizi di base, quelli più faticosi, in cui in gioco non c’è solo la tecnica, ma anche e soprattutto lo spirito: ad Osaka sono 50’ di kirikaeshi, 50’ di jigeiko e 50’ di kakarigeiko solo la mattina, per poi fare 1h30’ di jigeiko il pomeriggio.

In Giappone le stagioni sono molto ben definite, ognuna è caratterizzata da un clima piuttosto violento e comunque gli eventi naturali di grande portata, spesso addirittura catastrofici (si pensi allo tsunami che ha colpito l’arcipelago nel 2009), sono molto frequenti Queste condizioni ambientali hanno fatto sì che l’uomo si abituasse a convivere con un mondo più grande e più forte di lui, a non sentirsene il padrone assoluto, ma un abitante tra tanti altri. Un abitante piccolo ma ingegnoso, che pertanto si deve adattare. E ogni stagione ha i suoi simboli. Quella che segue non è la versione letterale, ma un adattamento di alcuni versi che il maestro Sakudō ha recitato.

La primavera si respira nel profumo dei fiori,
l’estate si ode nel silenzio dei campi,
l’autunno è illuminato dalla luce della luna,
e l’inverno è coperto dalla neve.

Quella del kangeiko è una pratica invernale. Una pratica che deve avere qualcosa a che fare con la neve: la neve è fredda, dura da sopportare, ci mette alla prova. Ma essa ci ripulisce anche di tutto lo sporco, di tutti gli errori che le altre stagioni ci hanno lasciato addosso. È la morte apparente prima di un nuovo inizio.

Il maestro ha poi parlato dell’insegnamento, e soprattutto dell’insegnamento rivolto ai bambini. Il discorso non era limitato alla sola pratica del kendo, ma al futuro di quest’arte marziale e al futuro ruolo che i giovanissimi dovranno ricoprire nella società. Ha parlato dell’importanza dell’esempio, dell’ambiente in cui si vive e si studia, della relazione tra maestro e allievo, dell’importanza della figura materna e della famiglia in genere, a sostenere il bambino nel suo percorso.

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Di tutte queste cose non ha discusso in maniera nozionistica. Il maestro ha letto più di una poesia, per accompagnare il suo discorso. Un concetto credo meriti ulteriore riflessione:

Per sconfiggere un’altra persona basta la forza,
ma per sconfiggere sé stessi, è necessaria flessibilità e morbidezza!

È vero, se la natura ci ha forniti dei mezzi necessari, se siamo forti, se possiamo imporci, questo spesso può permetterci di vincere contro gli altri con la mera forza. Una forza, tra l’altro, che facilmente può sconfinare nell’ingiustizia e nel sopruso.

Ma per quanto ci accaniamo, per quanto tiriamo i muscoli, questo non ci aiuterà a vincere noi stessi. È come un cane che si insegue la coda: crede che girando più velocemente prima o poi la raggiungerà, ma quella coda è parte di lui, e anch’essa girerà più velocemente, mantenendosi fuori portata. Per vincere dunque serve flessibilità, ovvero serve capire di più di noi stessi, e piegarci laddove possiamo piegarci, modificarci laddove possiamo modificarci. È un lavoro di fino, un lavoro di pazienza, che richiede auto-ironia e imparzialità di fronte a sé stessi. Uno degli aspetti del kendo su cui dovremmo fare molta, molta più attenzione. Perché ci può trasformare in persone migliori.

Budo on the Beach & Trofeo della Moretta 2014

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[ENGLISH FOLLOWS]
Si è appena conclusa l’edizione “autunnale” del Budo on the Beach e Trofeo della Moretta, che quest’anno si è svolta a Novembre e con una formula inedita rispetto a quella solitamente collocata a inizio stagione.
L’evento, che ha avuto luogo nel nostro nuovo dojo di Fano e nell’ottimo palazzetto di Villa Ceccolini (Pesaro) si è sviluppato nell’arco di tre appuntamenti (seminario di kendo Venerdì sera e Sabato mattina, competizione di kendo Sabato pomeriggio e seminario di naginata Domenica mattina) e ha richiamato amici vecchi e nuovi che ringraziamo di cuore per aver contribuito con la loro partecipazione, il loro livello tecnico e lo spirito dimostrato.

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Interessantissimo il seminario tenuto dalla nostra Sensei Angela Papaccio, grazie a cui abbiamo avuto modo di affrontare il lavoro sui suburi con il bokken in un modo nuovo e certamente più propedeutico alla successiva pratica in bogu e shinai, nella quale abbiamo potuto far lavorare le gambe con esercizi che diventeranno sicuramente parte della nostra pratica quotidiana!
Per quanto riguarda il seminario di Domenica tenuto dal maestro Alessandro Aguzzi, al gruppo di praticanti Shingen si sono uniti dei “volti noti” provenienti dal dojo di kendo di Rimini, che hanno potuto ricevere un’introduzione sulla naginata con un allenamento sui fondamentali.

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Un grande ringraziamento va come sempre ad Angela Papaccio, grazie alla quale ogni anno riusciamo ad organizzare un evento di richiamo nazionale sia dal punto di vista dello sviluppo tecnico sia per quanto riguarda lo shiai, tuttora in fase di sviluppo nell’Italia centrale.

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Ecco i risultati del torneo a squadre:
Prima classificata: Okami Kendo Roma 1 (Ricciuti – Li Causi – Di Girolamo)

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Seconda classificata: Accademia Romana Kendo (Banchetti – Ricci – Rinaldi)

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Terza classificata: Parma Kendo Kai (Ghirardini – Paterlini – Morini)

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Terza classificata: Associazione Shingen 1 (Campanella – Agostini – Tabellini)

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Fighting Spirit: Simone Di Girolamo (Okami Kendo Roma)

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Ci vediamo alla prossima edizione!!!

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[ENGLISH]
The Autumn edition of Budo on the Beach and Trofeo della Moretta took place last weekend – this year’s edition has been moved to November and was structured with a new formula, as opposed to the one we usually have in September.
The event took place at our new dojo in Fano and at the excellent sports hall in Villa Ceccolini (Pesaro) and followed a three-days schedule: kendo seminar on Friday evening and Saturday morning, kendo competition on Saturday afternoon and naginata seminar on Sunday morning. We were delighted to host new and old friends and we thank them all for contributing with their participation, their technical level and the spirit that they showed.
The seminar, held by our Sensei Angela Papaccio, was really interesting as we had the chance to work on suburi using the bokken in a new way that prepared us to the next part with bogu and shinai, where we had our legs working with drills and exercises that will surely become part of our daily practice!
As for the Sunday seminar held by our instructor Alessandro Aguzzi, the Shingen group was very glad to welcome a couple of “known faces” from our neighbouring Rimini kendo dojo; they had an introductive lesson on naginata, and trained on fundamentals with the group.

Our biggest thanks, as always, goes to Angela Papaccio, thanks to whom we are able to organize a national level event every year that plays such an important role both for our technical development and for our shiai experience (as some areas in central Italy still has a long way to go in terms of competition quality and results).

Here are the results for the 3-person team competition:
1st: Ōkami Kendo Roma 1 (Ricciuti – Li Causi – Di Girolamo)
2nd: Accademia Romana Kendo (Banchetti – Ricci – Rinaldi)
3rd: Parma Kendo Kai (Ghirardini – Paterlini – Morini)
3rd: Associazione Shingen 1 (Campanella – Agostini – Tabellini)
Fighting Spirit: Simone Di Girolamo (Ōkami Kendo Roma)

See you next year!!!

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Inoue sensei a Verona

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L’associazione Shingen è sempre più attiva! Domenica 2 novembre due kendoka dell’associazione sono andati in missione a Verona, per prendere parte all’evento organizzato dallo “I Wa Ki Dojo”, presso il centro polisportivo Don Calabria; ben sei ore di auto tra andata e ritorno. Il motivo di tanto faticar è presto detto: il seminario è stato condotto da Inoue Shigeaki Sensei, 8° dan hanshi, figura di spicco nel panorama del kendo giapponese e responsabile della commissione tecnica della nazionale vincitrice ai campionati del mondo nel 2009. Ma non è dal curriculum che si capisce il reale valore di un maestro. Per noi, che siamo ancora bambini nel kendo, sarebbe bastato anche solo ascoltare ed osservare, invece abbiamo potuto essere partecipanti attivi e riuscire a fare keiko con il Maestro. Questo anche grazie al limitato numero di partecipanti, poco meno di cinquanta, ma di altissimo valore.

L’occasione è stata preziosa a maggior ragione dal momento che il Maestro, che ha settantasei anni ed alcuni problemi di salute, difficilmente potrà tornare a visitare il nostro paese con la frequenza e l’intensità che ha avuto finora (però ha detto di andarlo a trovare a Nara J )

Il titolo del seminario è, a quanto pare, una costante nel lavoro del Maestro Inoue, ovvero: keiko, keiko, keiko; a significare che al di là di tutto c’è una sola cosa che conta veramente nell’apprendimento del kendo (così come di ogni altra disciplina ed arte), ovvero la pratica, il duro e sincero allenamento.

Nonostante le premesse e il “motto” al centro della giornata di allenamento, non bisogna pensare che il maestro abbia rinunciato a portare quel bagaglio di conoscenze e comprensione profonda della Via che contraddistinguono persone di questo calibro (anzi, la contraddizione tra la parte “spirituale” e l’allenamento è puramente apparente). Sono stati toccati argomenti complessi e fondamentali della pratica del kendo, e siamo stati lasciati con un’esortazione: quella di trovare, ognuno di noi, la propria vera motivazione. Cosa vogliamo ottenere? Perché pratichiamo questa disciplina? Tali le domande di Inoue sensei, e nessuno aveva una risposta, o quantomeno una risposta chiara e univoca. Bisogna procedere per gradi; siamo stati invitati a porci degli obiettivi pratici, e a farci delle domande personali. Dobbiamo muoverci in una direzione, e nessuno tranne noi stessi può scoprire quale.

Dopo aver affrontato questo argomento e discusso dei tre tipi di sen cui fare ricorso durante il combattimento (notevole la spiegazione del Sei-Chu-Do per descrivere il quale il Maestro ha fatto riferimento alla volta in cui ha sostenuto l’esame per ottenere l’8° dan), siamo passati alla pratica.

Mattina e pomeriggio non sarebbero potuti essere più diversi: durante la prima parte dell’allenamento infatti ci siamo concentrati su kirikaeshi, kihon waza ed un rapido shiai ad eliminazione diretta, in ippon-shobu; dopo pranzo invece, inaspettatamente e con grande entusiasmo, è stato organizzato un torneo a squadre, per concludere infine con 45 minuti di jigeiko.

La domenica si è poi conclusa con “una” piacevolissima birra in compagnia di Murata sensei, Cipollaro e Rigolio, e dei compagni di pratica Guido Cabrele e Tommaso Cambi, entrambi dal neonato dojo Jo Fu Kan di Firenze. Gentilissimi i gestori del locale, che l’hanno aperto praticamente solo per noi (era il loro giorno di chiusura ed erano li solo per fare le pulizie!) e ci hanno trattati in maniera eccellente. Questa parte della serata è stata la conferma di un altra cosa molto importante detta da Inoue sensei. Può apparire faceto, ma al contrario è qualcosa di molto vero: “Che cosa significa la birra dopo il kendo?”, ha chiesto. La birra dopo il kendo significa diventare amici. Farsi nuovi amici o rinsaldare rapporti già esistenti.

Dopo la tappa al pub e una cena davvero ottima a base di risotto all’Amarone e bottiglia di Valpolicella Ripasso abbiamo ripreso la strada di casa. Le cose su cui riflettere che ci siamo portati dietro sono state le seguenti:

  • Vuoi diventare bravo nel kendo? Keiko, keiko, keiko!
  • Vuoi vivere al meglio il kendo? Stai con i compagni di pratica dopo il keiko.
  • Tieni a mente che i waza devono tradursi in azione concreta durante il combattimento. È relativamente facile eseguirli correttamente quando si studiano le basi, ma difficilissimo tradurli poi nella situazione reale.
  • Qual’è il tuo obbiettivo? Perché fai kendo? Rifletti e trova una risposta a questa domanda.
  • La frase che Inoue sensei ha voluto che ricordassimo: “Che cos’è la spada? La spada è mettere tutta la vita in ogni colpo.”
  • La frase con la quale ha concluso il seminario: “Today I’ve been impressed with some good kendo players. But I am sure that in the future, all of you will be good kendo players.”

Desideriamo ringraziare in primo luogo Inoue sensei e lo I Wa Ki Dojo, che ci ha ospitati e accolti. I maestri Livio Lancini, Takuya Murata, Bernardo Cipollaro, Luigi Rigolio, Andrea Spinelli, Yun-Sook Ma, Hermann Ceriello e tutti gli altri per il coordinamento, l’arbitraggio e i preziosi insegnamenti.

Ovviamente la nostra più grande gratitudine è per Inoue sensei, che credo davvero sia stato in grado di comunicare cosa significhi la qualifica di hanshi. La dimostrazione del fatto che il kendo non si limiti alla sola spada.